Il futuro nelle tue mani
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EDUCAZIONE SENTIMENTALE: la IV OBA incontra Giuliana Mieli e Paolo Ercolani

Mercoledì 13 Febbraio, la classe 4 OBA di Filos formazione si è recata al teatro civico di  Vercelli per partecipare ad una lezione di “educazione sentimentale”.Abbiamo incontrato Paolo Ercolani (docente di filosofia dell’educazione dell’Università di Urbino) e Giuliana Meli (filosofa e psicoterapeuta) per parlare di rapporti tra adulti e adolescenti, di affettività e di nuove tecnologie.
Siamo partiti discutendo di due libri: “Iperconnessi” (della psicologa americana Jean Twenge)  e “Internet ci rende stupidi?” (dello psicologo americano Nicholas Carr) . La psicologa Twenge oggi parla di una “Hyper-Generation”: una generazione sempre connessa, sempre più insicura ed in crisi relazionale. “Connessi” vuol dire proprio questo: non avere relazioni. Secondo gli studi elaborati dalla Twenge, la media di connessione per i ragazzi (tra i 13 e i 18 anni) negli Stati Uniti è di 8 ore al giorno. Sacrificando a volte ore di sonno per il mondo virtuale, le conseguenze possono essere inimmaginabili: Il “cervello è plastico, non elastico”, esso si modifica con l’esperienza e non torna mai al suo stato originario. Ecco perché le tecnologie ci stanno cambiando.Secondo la Mieli, la mente umana non è adattabile alla velocità della tecnologia e alla cultura del post. La mente umana ha bisogno di lentezza, profondità, capacità di discernimento. Gli studiosi inoltre, ci dicono che l’uso continuo del testo sui social ci fa perdere la capacità di ascoltare o di praticare la scrittura in temi lunghi e complessi. La rete oggi è un continuo dialogo fatto di migliaia di persone che interagiscono come in uno specchio, cercando conferme dalla propria immagine. Altre ricerche invece, confermano che i social network amplificano il conflitto, il narcisismo e la depressione a tutti livelli. In particolare nel dialogo genitori e figli o tra partner.  Ma il tema è soprattutto esistenziale, non solo tecnologico. “Oggi sempre meno (bambini, adolescenti e adulti) si curano le relazioni, i sentimenti, perché siamo più insicuri, non riusciamo a stare bene da soli” ha affermato la Mieli. “Nessun rapporto può funzionare bene se non si sta bene con se stessi. Il modo corretto per formare la nostra identità è quello di guardarsi dentro, riconoscere i propri bisogni, prendersi del tempo per riflettere con se stessi” ha concluso Ercolani. Invece oggi la cultura dominante è quella dei “follower”, delle “storie su instagram”, degli “invisible girl” e degli “invisible boy”, che pensano che la vita fa schifo ed è noiosa. 
Che fare dunque? Bisogna tornare a cercare l’altro, a relazionarci, ma prima di tutto a chiederci: che cosa mi rende felice? Di che cosa ho paura? Che cosa è importante per me?Domande importanti che ci portiamo a casa come tesoro prezioso.
Anna Pane, Martina Cacciatori e Marta Starita (IV OBA)

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